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L’ingresso alla scuola primaria (elementare) è un processo che porta il bambino al passaggio da un mondo soggettivo a un mondo basato su una realtà oggettiva governata da regole collettive, in cui lui dovrà compiere uno sforzo di adattamento e adeguamento.




Come far sì che vostro figlio abbia una vita scolastica tranquilla ?

Siate una famiglia unita e amorevole che si comporta come una squadra nel sostenere i membri della famiglia che ne hanno bisogno.

La famiglia incide molto nella capacità dei bimbi di ambientarsi in classe, superare i primi ostacoli, integrarsi con i compagni.

 

 

 

Essere un genitore super protettivo fa bene al bambino ?

 

In questo caso il calore umano c'è ma i rapporti sono un po' asfissianti e le intromissioni negli affari altrui all'ordine del giorno. I figli non manifestano subito problemi in classe ma poi tendono a sviluppare ansia e a isolarsi da compagni e insegnanti.

Oggi molti genitori sono preoccupati, dicono continuamente al bimbo di stare attento e ubbidire alla maestra, lo tempestano di domande quando torna a casa, non gli lasciano spazio emotivo per metabolizzare la novità. Il risultato è che il bambino entra in classe teso, considera i compagni ostili e pensa che l'insegnante sia un giudice.

Dobbiamo invece far sì che sensazioni del bambino siano al primo posto. I genitori rassicurano e ascoltano i figli. Intervengono se il bambino chiede aiuto ma non si intromettono e rispettano la sua intimità emotiva.

 

 

Il bambino è pronto ad affrontare questa novità ?

Generalmente sì, perché intorno ai 5 anni raggiunge una sufficiente autonomia personale, sa controllare la sua istintualità, ha consapevolezza di se stesso e degli altri, ma soprattutto comincia a sperimentare il piacere di apprendere e di conoscere nuovi contenuti e nuove realtà.

Naturalmente, questo passaggio presuppone che il bambino abbia già acquisito negli anni passati un certo bagaglio di competenze, in termini di capacità motoria, coordinazione visuo-motoria, capacità visive ed uditive, padronanza del linguaggio, capacità di prestare e mantenere l’attenzione, capacità di associare simbolicamente.

A quest’età inoltre il bambino ha già imparato a entrare in relazione con gli altri, riconoscendo e rispettando i suoi e altrui ‘confini’ e le regole del gruppo.

 

 

Entrata a scuola un anno prima

Se il bambino ha iniziato le elementari a 5 anni, vuol dire che c’è stata una valutazione positiva da parte delle insegnanti della scuola materna, che hanno verificato, nel corso dell’anno precedente, il raggiungimento di certe competenze, quindi il bambino dovrebbe essere pronto ad affrontare il passaggio alla nuova scuola senza particolari ostacoli.

Se però si notano delle difficoltà da parte del bambino, come problemi di apprendimento, fatica a mantenere l’attenzione, disturbi del linguaggio o particolari condizioni di svantaggio fisico o psichico è bene valutare, magari con l’aiuto di uno psicologo o di un neuropsichiatra infantile, se il bambino è effettivamente pronto a frequentare la scuola elementare o se è preferibile aspettare ancora un anno per permettere una migliore maturazione, che consenta al bambino di affrontare i nuovi impegni con la dovuta serenità.

 

 

Difficoltà

 

A volte, nei primi tempi, i bambini possono presentare difficoltà nell’adattarsi alla nuova realtà. All’inizio della scuola, può capitare che compaiano fenomeni regressivi e manifestazioni di ansia, come risvegli notturni, enuresi, tic (ad esempio la chiusura ripetuta degli occhi), si tratta in genere di fenomeni transitori che non devono allarmare eccessivamente, poiché tendono a risolversi spontaneamente quando il bambino acquisisce sicurezza nella nuova situazione.

Se però tali manifestazioni diventano persistenti, potrebbero segnalare un disagio più profondo, legato spesso a difficoltà di relazione con le figure primarie: anche se a livello inconscio, i genitori, ed in particolare la madre, possono vivere l’ingresso in prima elementare come la perdita del bambino che cresce, si separa e prova piacere nell’investire le sue energie psichiche al di fuori della relazione con loro. A sua volta, il bambino percepisce tale ‘dolore’ dei genitori e può vivere l’ingresso in questo nuovo mondo con senso di colpa.

 

 

Come si possono superare tali difficoltà ?

 

Parlandone, sia tra i genitori che con gli insegnanti, e collaborare insieme per capire come far superare il disagio al proprio figlio. Si tenga presente che il bambino avverte se i genitori hanno fiducia nelle sue risorse, se lo considerano capace di affrontare eventuali difficoltà, così come se credono nelle capacità della scuola di sostenerlo, quindi un atteggiamento rassicurante e fiducioso dei genitori sarà fondamentale per aiutarlo a superare un momento critico iniziale.

Infine, non si trascuri un altro aspetto: a volte vengono scambiati per disturbi psicologici, pigrizia o cattiva volontà del bambino quelle che invece sono difficoltà oggettive, come disturbi della vista, dell'udito o dislessia, che impediscono al bambino di apprendere con facilità, provocando ansia, comportamenti ‘ribelli’ e talvolta il rifiuto stesso della scuola.