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Lo si rincorre per la casa con i calzini in mano, mentre l'orologio dice che anche oggi si è in ritardo. È sempre così: alla mattina vestirlo/a è un'impresa. E non capita solo con i bambini che vanno all'asilo, ma anche con quelli di sei-sette anni. Le mamme e i papà spesso pensano che si tratti di capricci, però si sbagliano.

Per un bimbo togliersi il pigiama e indossare gli abiti è come mettere la "divisa" per uscire e affrontare il mondo. Vuol dire separarsi dai propri affetti e dalla casa, con i suoi oggetti, i suoi odori rassicuranti. E significa anche che si avvicina il momento in cui mamma e papà gli diranno ciao e non torneranno fino a sera. Se il piccolo fa un po' di storie è per trattenere con lui quel mondo amato.

Anche la paura di affrontare nuovi impegni può spingere un bambino a ritardare il momento di uscire. Se frequenta la prima elementare potrebbe essere è preoccupato dal fatto che lo aspetta una giornata piena di prove.Possono volerci mesi prima che riesca ad abituarsi. Nel frattempo si difende preparandosi più piano che può.

Fino ai tre anni i bambini hanno una percezione del tempo completamente diversa da quella degli adulti. Vivono in un continuo presente: per loro il passato e il futuro non esistono. Capire come i grandi misurano lo scorrere del tempo è una lenta conquista. Che comincia verso i quattro anni, ma non dà i suoi frutti prima dei sei. Quindi dire a un bimbo di quattro o cinque anni: "Sbrigati, fra cinque minuti dobbiamo uscire" è inutile, perché non capisce".

Solo verso i sette anni ci si può aspettare dai propri figli un'efficienza maggiore alla mattina. Prima occorre comprensione, perché il senso del dovere matura lentamente e va allenato con pazienza. Del resto anche a noi piacerebbe restare a crogiolarci fra le coperte e prepararci con calma. Figuriamoci a un bambino !

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