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La buona alimentazione dei bambini: perché l'obesità non si sconfigge mettendoli a dieta
Nutrire, dar da mangiare ai nostri figli è uno degli aspetti più importanti della loro crescita. Una dieta variegata, capace di sostenerli nei loro continui e repentini aumenti di massa muscolare e allo stesso tempo di educarli al gusto, far loro conoscere differenti colori, sapori, odori, è quello che ci vuole. 

Molto spesso però il compito è assai arduo anche per quei genitori che si impegnano. Da una parte ci sono nonni e zii, a volte capaci di viziare i bambini concedendo loro leccornie e bibite gassate in grande quantità. Dall'altra il progressivo confronto con gli altri che si attiva con l'ingresso nella scuola materna e elementare porta spesso i piccoli a prendere posizioni condivise (“la verdura fa schifo”) sulla base di verità emerse a livello del gruppo dei pari (“quanto è buono il prosciutto”– “noi non vogliamo la verdura”).

Il ruolo dei geni nelle predisposizione all'obesità
L'impatto dei geni sulla predisposizione individuale a ingrassare non è irrilevante, ma nemmeno un imperativo categorico. Secondo la scienza medica esiste una lista di fattori genetici connessi con la tendenza a ingrassare oltremisura. Questi fattori fanno sì che alcuni bambini possano sintetizzare in maniera diversa alcune sostanze, arrivando, a parità di cibo ingerito, ad immagazzinare più grassi e quindi ad essere più 'robusti' rispetto ai loro coetanei.
Tuttavia i geni hanno un ruolo di co-protagonisti, incidono infatti soltanto per il 25% nell'insorgere dell'obesità, che, va ricordato, è la seconda causa di morte indiretta dopo il fumo. Per il 30% concorrono le abitudini alimentari che vengono trasmesse in famiglia, mentre il restante 45% è dato da fattori legati all'esperienza individuale accumulata nel corso della vita.
Nessun individuo è dunque condannato all'obesità dalla nascita, a meno che non si tratti di coloro che sfortunatamente nascono con una malattia metabolica rara.

Questo è dunque l'aspetto più importante che un genitore deve sapere: all'obesità c'è sempre una soluzione.
Nella maggior parte dei casi i tre step da mettere in campo sono:
1) Eliminare il junk food (il cibo spazzatura con scarso valore nutritivo) e diminuire l'assunzione di zuccheri, grassi, carboidrati complessi e farine troppo raffinate;
2) Aumentare l'introduzione di cibo sano, di stagione e di filiera locale (il cosiddetto km zero): legumi, cavoli, verdure a foglia verde, noci e frutta secca, fibre, latte fermentato sono alimenti imprescindibili;
3) La mentalità pro-attiva deve partire dai genitori e coinvolgere gli altri membri della famiglia che il bambino frequenta. L'attività fisica non deve mai mancare, sia essa nella forma più disciplinata dello sport o semplicemente in quanto informale tempo libero passato – possibilmente, all'aria aperta immersi in attività di movimento e motricità.

La stessa mentalità pro-attiva che abbiamo appena citato deve salvare i genitori da un eccesso di allarmismo non giustificato. Se vostro figlio prende all'improvviso qualche chilo in più non bisogna farne un dramma. A volte è il suo stesso fisico che decide all'improvviso di aumentare il ritmo di crescita e quindi richiede di più. A volte è la gola, che fa capolino proprio nel momento in cui un essere umano scopre nuovi gusti e si lascia deliziare da odori e sapori.
L'importante è dare il buon esempio e fargli capire il prima possibile che la sua forma a livello corporeo, la sua linea hanno molto a che fare con il suo benessere personale, sia a livello fisico che mentale. Andiamo dunque a cercare di capire insieme quali possono essere quegli accorgimenti utili, se non a risolvere subito le cose, a mettere i nostri cuccioli nella giusta direzione di crescita:

4) Attenzione alle Abitudini
Nella vita ci si ferma spesso a ricordare quante sono belle le 'sane vecchie abitudini'. Ecco, le abitudini devono essere sane.. e soprattutto vecchie! Scherzi a parte, siamo consapevoli di quanto contino nella crescita dei bambini i piccoli rituali, le ripetizioni, le abitudini appunto. Ciò è anche parzialmente vero a tavola, dove però, al rovescio della medaglia, può facilmente insorgere il problema di una routine alimentare sbagliata. Un esempio? Se mandate tutti i fine settimana vostra figlia dai nonni e lui l'ha abituata a pasteggiare con le bibite gassate ed a riempire di parmigiano la pasta al pomodoro fino a che 'trabocca', difficilmente quando torna a casa vorrà fare a meno di questa sua conquista.
L'aspetto preoccupante in questo caso riguarda la continuità. Le cattive abitudini alimentari nate nell'infanzia passano direttamente all'età adulta, soprattutto se non vengono affrontate per tempo.

5) Riconoscere la sensazione di Fame
Un bambino che ha sempre i muscoli dello stomaco al lavoro difficilmente sopporterà un po' di fame. La fame invece – ed in età adulti la pratica controllata del digiuno, aiuta a ripulire l'organismo e fornisce una nuova spinta a livello di metabolismo. Ecco perché è necessario anzitutto attendere che il bambino prenda conoscenza direttamente e personalmente con la sensazione di fame, senza che voi in ogni momento siate pronti a riempirgli la bocca. Nel caso di faticose attività sarà sicuramente opportuno seguire la sua idratazione e il suo apporto calorico in maniera costante, ma è assolutamente sbagliato fargli fare una merenda dopo l'altra. Imparare a riconoscere lo stato di fame e quello di sazietà sono passaggi fondamentali nella vita di un essere umano.

6) Qual è il numero corretto di pasti al giorno?
Anche se non esiste un numero che vada bene per tutti, in linea di massima possiamo dire che cinque momenti giornalieri dedicati alla nutrizione sono giusti per un bambino, naturalmente vanno inseriti all'interno di un programma. Colazione, merenda di metà mattina, pranzo, merenda del metà pomeriggio, cena. A questi si aggiunge l'eventuale spuntino prima di andare a letto, spesso però difficilmente digeribile.

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